BLOGGANDO

del più e del meno

IL Blog delle stalle

Benvenuti nel nostro avamposto. Qui niente giornalismo da Pulitzer né verità assolute, solo un caotico e disilluso dialogo a due voci su tutto ciò che ci infastidisce, ci incuriosisce o ci passa per la testa.

Un tempo in questa taverna eravamo in tre, ma la professoressa ha saggiamente fatto i bagagli (per la gioia incontenibile del gargolla) ed è migrata altrove: la trovate su rosarosae.love.

Accomodatevi, leggete, dissentite. E se vi sembra un dialogo schizofrenico beh, probabilmente lo è.

Il faravahar (persiano medio: prʾwhr) è uno dei simboli più noti dello zoroastrismo, la religione di Stato degli antichi Imperi persiani. (Fonte: Wikipedia alla voce «Persepoli»).

La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che questo “qualcosa” ha un significato, a prescindere da come poi andrà a finire.

Václav Havel

C’è una lezione di rara lucidità nellarticolo che Nicola Pedde firma per Aspenia: l’Iran non è una semplice casella sullo scacchiere del Medio Oriente, né la caricatura teocratica che quarantacinque anni di regime ci h...

"Allegoria dell'ebbrezza terrena e ultraterrena", dettaglio del ritratto di Hafez.

LApostasia come Atto dAmore (by DarkH3r0n)

Mentre le studentesse di Gilan gridano contro il velo e i mercati chiudono per sciopero, riscopriamo il senso profondo dellapostasia in Hâfez.
In Persia, lapostata (il rend) non è colui che perde la fede, ma colui che la sottrae al controllo dei guardiani della morale.
In questo 7 gennaio 2026, latto di abbandonare le 50.000 moschee o
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Women on the streets of Tehran, 1960s.

«La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha senso, indipendentemente da come andrà a finire.»

Václav Havel, Disturbare la pace, 1986

Mentre il mio cinico amico Odorizio osserva le pietre di Teheran col piglio di chi aspetta solo di vederle crollare, io non posso fare a meno di guardare ai volti. In questo 7 gennaio 2026, lIran non sta s...

Build the Jewish homeland now.

Per ogni cosa cè il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
Cè un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare

Qoèlet 3,1-4